I rischi di un’economia basata sul cemento

Internazionale, 1 dicembre 2025

egli ex mercati generali del quartiere Ostiense, a Roma, è nato un ecosistema fluviale. Ai piedi degli edifici e tra i serbatoi dell’acqua sono cresciuti migliaia di salici, pioppi bianchi e cannucce palustri. I nove ettari di suolo pubblico nel cuore della città sono diventati un’area di grande biodiversità.

I padiglioni del mercato, dove si vendevano all’ingrosso frutta, verdura, pesce, carne e uova, erano stati inaugurati nel 1922 e hanno chiuso nel 2002. Da allora si cerca una soluzione per restituire l’area ai cittadini. I primi scavi, cominciati vent’anni fa e poi interrotti, hanno portato alla luce migliaia di anfore usate per bonificare e coltivare il terreno. La zona è una piana alluvionale, in passato attraversata dal fiume Almone, che sfociava nel Tevere poco più a sud, prima di essere interrato alla fine dell’ottocento. “Roma era piena di canali e corsi d’acqua”, spiega l’ecologo Giuliano Fanelli.

Nella parte a ridosso della ferrovia, sotto il ponte Settimia Spizzichino, è nata una zona umida. “Le zone umide mitigano il clima, filtrano l’inquinamento atmosferico e assorbono le piogge eccessive”, spiega Fanelli. “Ricostruire il patrimonio di acque cancellato dall’urbanizzazione dovrebbe essere un obiettivo strategico del comune di Roma”. Al museo civico di zoologia c’è una collezione di coleotteri che risale all’unità d’Italia. “Da allora in città sono scomparse tutte le specie acquatiche”.

Il progetto

Dopo la chiusura dei mercati generali, nel 2003 il comune ha bandito una gara per realizzare una “città dei giovani” con spazi universitari, culturali e ricreativi. Un gruppo di aziende, guidato dalla Lamaro Appalti del costruttore Claudio Toti, avrebbe dovuto realizzare e gestire il progetto per l’area, data in concessione per sessant’anni a un canone di 165mila euro all’anno. Nel 2006 è stata sottoscritta una convenzione e nel 2009 è stato approvato il progetto definitivo.

Poi sono cominciati i problemi: dopo la crisi dell’edilizia del 2008, Toti ha chiesto di modificare il progetto per recuperare l’investimento previsto, aumentando i costi dei lavori e rimandando l’inizio del periodo di concessione, come ha ricostruito anche l’autorità nazionale anticorruzione (Anac). Dopo anni di negoziati, nel 2022 il gruppo di aziende ha presentato un altro progetto e lo scorso luglio il comune lo ha approvato, definendolo di pubblico interesse.

Il comune, tramite la sua società Risorse per Roma, ha incaricato uno studio legale privato di preparare i documenti necessari per approvare il progetto; lo studio ha fornito assistenza per comunicare con l’Anac e per elaborare gli atti come la delibera dell’assemblea capitolina cha ha approvato il progetto, “comprensiva della parte motivazionale”, si legge nella determina di aggiudicazione dell’incarico del valore di 84mila euro.

Il nuovo progetto prevede più di “3,6 ettari dedicati a cultura, formazione e socialità – tra biblioteca, mediateca, sale per eventi, coworking, aree sportive e un centro di benessere urbano”, si legge in un comunicato stampa del comune. Accanto ai padiglioni restaurati saranno costruiti altri dieci edifici. Sette ospiteranno uno studentato privato da 2.056 posti. Sono previsti anche duemila parcheggi, alcuni interrati e a pagamento. L’operazione sarà finanziata dal fondo immobiliare statunitense Hines con 381 milioni di euro.

Una stanza singola costerà fino a 1.050 euro al mese, secondo il progetto preliminare allegato alla delibera n. 218. Il sindaco ha parlato di “alloggi a prezzi calmierati”, ma si tratta di posti letto in stanze doppie che saranno dati in affitto a 500 euro ciascuno, esclusa iva e ‘servizi ad hoc’. “Di fatto è un albergo, con il vincolo di rimanere uno studentato per i primi dieci anni”, spiega Stefano Barone, di Studenti alla Terza, un’organizzazione studentesca della vicina università Roma Tre.

“Gli studenti non hanno bisogno di parcheggi, ristoranti e palestre. Hanno bisogno di stanze a prezzi accessibili. Si sta speculando sulla loro pelle, altro che interesse pubblico”, dice Barone. A luglio ragazze e ragazzi hanno chiesto un incontro con il sindaco. “Siamo stati ricevuti e rassicurati dagli assessori ai lavori pubblici e all’urbanistica. Poi, però, l’assemblea capitolina ha approvato il progetto così com’era”.

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Foto di Simona Pampallona per Internazionale

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Sarah Gainsforth

Sarah Gainsforth è saggista e giornalista freelance, scrive di casa e abitare, di turismo e gentrificazione, di politiche abitative e di trasformazioni urbane. Collabora con Internazionale e Il Manifesto. Il suo ultimo libro è L’Italia Senza casa, Politiche abitative per non morire di rendita (Laterza, 2025). Vive e lavora tra Roma e Goriano Valli.